Dialoghi possibili
07 Ottobre 2017 - 26 Novembre 2017
Curata da : Ivan Quaroni
Artisti presenti :

DIALOGHI POSSIBILI

di Ivan Quaroni

Il fisico, matematico, astronomo e filosofo francese Henri Poincaré (1854-1912) considerava la creatività come la capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove e utili e affermava che il criterio intuitivo per riconoscere l’utilità di tali combinazioni era che fossero belle. Naturalmente, la bellezza per un matematico non è un concetto estetico, ma riguarda piuttosto valori quali armonia, necessità e funzionalità. Al contrario, per Charles Baudelaire (1821-1867) la bellezza era fatta di un elemento eterno, invariabile ma difficile da determinare, e di un elemento relativo, occasionale, come l’epoca, la moda, la morale, la passione. Per il poeta parigino la Natura nascondeva un’invisibile trama di rapporti tra le cose, di corrispondenze segrete che potevano essere colte solo attraverso l’uso di un linguaggio intuitivo e allusivo. Poincaré e Baudelaire esprimevano quindi due visioni opposte: le combinazioni utili e funzionali della scienza e le corrispondenze misteriose della poesia. Con questa mostra ci proponiamo di usare entrambi i metodi, senza preclusioni di sorta, per architettare una trama di relazioni visibili e invisibili tra artisti che hanno attraversato il Novecento. Questi “Dialoghi possibili” - così abbiamo chiamato questo gioco di attinenze - sono il risultato di un lavoro di accostamento basato su nessi talvolta filologici e storici e, più spesso, su rapporti di analogia e di somiglianza, di allusione e correlazione tra opere vicine o lontane nel tempo. L’idea è quella di valorizzare le opere d’importanti artisti contemporanei - dall’arte ottica alla pittura analitica, dalle sperimentazioni poveriste a quelle concettuali, dall’astrazione geometrica a quella informale, fino ai linguaggi del Nouveau Realisme e della Transavanguardia - attraverso una serie di percorsi che mescolano suggestioni e umori ricalcando non il gusto filologico e museale per gli accostamenti, ma piuttosto la passione combinatoria del collezionismo, spesso capace di seguire sentieri trasversali e traiettorie oblique. “Dialoghi possibili” è un itinerario attraverso undici sentieri tematici, ciascuno dei quali contiene da tre a sei opere. Il primo gruppo, dedicato all’Oriente, raccoglie lavori di artisti come Valerio Adami, Aldo Mondino, Luigi Ontani e Alighiero Boetti. Alla percezione lenta è dedicato, invece, il secondo gruppo, basato sull’accostamento di opere di Gianfranco Zappettini, Valentino Vago, Riccardo Guarneri, Mario Raciti e Umberto Mariani. Segue poi un raggruppamento spurio, dove le opere di Karel Appel e Asger Jorn del gruppo Co.Br.A. e quelle di Bengt Lindström ed Enrico Baj mostrano la persistente centralità della figura umana pur nell’articolazione di una magmatica espressività astratta. Traduce il titolo della celebre mostra del MoMA di New York, “Responsive Eye” (1965), il quarto gruppo, dedicato alle sperimentazioni ottiche che da Victor Vasarely giungono, per diverse vie, alle indagini artistiche di Alberto Biasi, Franco Grignani, Vanna Nicolotti, Francisco Sobrino e Juraj Dobrovic. Costruisce un ipotetico processo di smaterializzazione del paesaggio il quinto gruppo, tracciando un percorso che va dall’opera ancora schiettamente realistica di Bengt Lindström alla sintesi di Roberto Crippa, fino alla schietta geometrizzazione di Victor Vasarely e alla incredibile fantasia ambientale di Christo. Nel sesto raggruppamento si prosegue con le auratiche geometrie circolari ed ellittiche di Bernard Aubertin, Turi Simeti, Alberto Biasi e Franco Costalonga, che reiterano moduli di perfette curve chiuse. Ritroviamo Aubertin e Costalonga anche nel settimo insieme, accanto ad Arman, con una teoria di lavori che traducono il concetto di “Ripetizione differente” coniato dal filosofo francese Gilles Deleuze in una modularità visiva imperfetta, composta di schemi formati da segni irregolari. Segni e grafemi si ripetono anche nell’ottavo gruppo, sebbene in forme maggiormente libere. Il nono gruppo è formato da quattro esponenti dell’Arte Povera, Jannis Kounellis, Pierpaolo Calzolari, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio, nelle cui opere sono presenti riferimenti ai processi trasformativi dell’alchimia e della chimica e alla segreta geometria delle forme naturali, che simboleggiano un percorso di purificazione, insieme linguistico e spirituale. “Specchi e riflessi” è il titolo che designa i lavori di Michelangelo Pistoletto, Getulio Alviani e Vanna Nicolotti nel decimo assembramento, tutto imperniato sulla specularità rifrattiva delle immagini e dei concetti. Conclude il gioco di corrispondenze l’ultimo insieme, che giustappone, sotto l’egida del freudiano “Principio di piacere”, opere di Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino e Sandro Chia in cui peregrinamente convergono, fino a coincidere, la pulsione erotica e quella pittorica e figurale.

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