05
Ottobre
2019
10
Novembre
2019
Arte in Carta
Artisti : Adami - Aubertin - Calzolari - Kounellis - Nicolotti - Simeti - Uncini - Vedova - Bonalumi - Arman - Raciti - Grignani - Pozzati - Vago - Fontana - Chia -
Curatore : Cesare Oler

Arte in Carta Cesare Orler   1910 primo acquarello astratto. Alcuni studiosi dibattono su quale sia la data precisa di quest’opera, forse andrebbe retrodatata di un paio d’anni o forse posticipata di altrettanti, comunque sia, la sostanza non cambia. Una delle opere capitali della storia del Novecento, anzi per molti, l’opera per eccellenza, è un acquerello su carta. Kandinsky si rese conto che, chiudendo gli occhi durante l’ascolto di “Lohengrin” di Wagner o del “Quartetto per archi” di Schonberg, una serie di lampi colorati si scatenava sullo sfondo nero del pensiero e il supporto cartaceo era quello che poteva garantire la risposta più rapida al tentativo di imprimere pittoricamente tale scenario. Ma prima di essere uno dei supporti della pittura, lo è stato della scrittura. La carta si colloca alla fine di quella catena evolutiva che ha visto succedersi la tavoletta incerata, il rotolo di papiro e la pergamena e che, forse, nel giro di qualche decennio verrà a sua volta scalzata dal digitale, chissà. Per ora, la carta rimane il supporto più accessibile per costo, reperibilità e trasporto. Tutti hanno imparato a scrivere sulla carta, hanno fatto esperienza di quale sia il suono della matita che scivola e incide un leggero solco sul foglio, ne hanno avvertito lo spessore e la fragilità, il profumo e il fruscio. Chiunque ha avuto modo di “mettere su carta” i propri pensieri per riorganizzare le idee e delineare quella nebulosa di pensieri che si amalgamano e si confondono nella mente.   Per Jannis Kounellis, il supporto cartaceo non è utilizzato per la preparazione di bozzetti per opere più ampie o su altri supporti. Lui usa la carta per compiere studi sull’aspetto materico degli elementi più cari alla sua poetica. Analizza, ad esempio, come disgregare un nucleo centrale e creare un magma che evochi sia la materia bituminosa, sia una corporeità scultorea misurabile scientificamente. Le due opere in esposizione rappresentano i celebri sacchi di carbone, quelli che Kounellis si issò in spalla e con cui si fece fotografare in Messico, nelle vesti di un Atlante contemporaneo che sosteneva la zavorra di un’eredità culturale intenta a schiacciare l’artista sotto il suo peso. Lo stacco dei piani è riprodotto attraverso un cambio di direzione nel segno e l’unica fonte luminosa giunge dal fondo e scaturisce dal supporto cartaceo stesso che sembra retro illuminare la griglia verticale. ...continua nelle sezione Catalogo PDF