Lucio Del Pezzo o la Pompei dell'arte

Un articolo, su Arte del mese di giugno, ripercorre la carriera artistica di Lucio Del Pezzo, noto esponente della Pop Art italiana. A ben vedere l'accostamento alla Pop Art è molto forzato e scaturisce solo dal desiderio di classificare comunque il genere di appartenenza dell'artista. Ad una analisi più approfondita il linguaggio artistico di Del Pezzo sta più vicino alla Metafisica che alla Pop Art. Infatti è peculiarità della Pop Art la celebrazione di oggetti iconici di consumo, ma nel caso di Lucio Del Pezzo gli oggetti che inserisce nelle opere non sono oggetti di uso comune, ma sono rimandi delle sue conoscenze archeologiche ed architettoniche oltre che ad un certo gusto per l'esoterismo come le sfere, i triangoli, i cilindri, etc. Sono quindi oggetti che escono dall'armadio della sua memoria e delle sue conoscenze, reperti dei suoi trascorsi di studioso dell'archeologia e della sua passione per l'architettura e quindi per il disegno. Possiamo per cui dire che l'opera di Del Pezzo rappresenta una sorta di "Pompei" dell'arte. La carriera artistica di Del Pezzo fu brillante ed intensa fin dagli esordi, infatti ricevette il Carnegie International Award, prestigioso premio del museo di Pittsburg, nel 1962 e quindi non ancora trentenne. A Napoli fu tra i fondatori del movimento Documento Sud che in seguito si collegherà con il movimento nucleare milanese per cui nel 1960 si trasferisce a Milano ed ha la sua prima personale presso la galleria di Arturo Schwarz. Abbandona la pittura espressionista e neodadaista degli esordi per approdare al rigore geometrico delle forme ed alla loro essenzialità. Da questo punto in poi Del Pezzo si manterrà sempre fedele a questo linguaggio artistico nuovo ed originalissimo che gli aprirà le porte di due Biennali di Venezia e della conoscenza internazionale. Si trasferisce a Parigi per un certo numero di anni alla ricerca di stimoli e conoscenze nuove e al rientro in Italia negli anni '70 allestisce due importanti mostre antologiche alla Pilotta di Parma ed alla Rotonda della Besana a Milano. Altre grandi mostra sono nel 2000 al Mathildenhöhe di Darmstadt e al Castel dell'Ovo l'anno dopo a Napoli.

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